Tema n. 4 – Evangelizzazione
A ciascun bambino viene legato al dito mignolo un nastrino rosso, che non potrà togliersi né di giorno né di notte finché non avrà occasione di DIRE a una persona, una volta tornato a casa, che Dio è padre di tutti.
PROVARE PER CREDERE = CREDERE PER PROVARE
Si dispongono i bimbi in cerchio per gruppi omogenei d’età (devono essere circa della stessa altezza, per evitare di fersi male; nel caso di ragazzi o adulti ciò non ha molta importanza). Ci si dispone in cerchio a contatto stretto l’uno con l’altro, dando le spalle a chi sta dietro. Lentamente si fanno sedere i bimbi di ogni cerchio l’uno sulle cosce di chi gli sta dietro, contemporaneamente, in modo che nessuno trascini gli altri a terra, tenendosi stretti alla vita di chi sta davanti per non perdere l’equilibrio. Appena tutto il cerchio risulta stabile, si fanno alzare tutte le braccia in alto, mollando la presa del compagno e si rimane seduti qualche secondo, senza bisogno di appoggi. Morale: Questo esercizio è stupefacente per chi lo guarda, ma ancor più per chi lo esegue. Se non si è perfettamente sistemati sulle gambe del vicino non si può rimanere in equilibrio (= lo Spirito ci ‘incastra’ sapientemente gli uni con gli altri per radunarci in comunità); si ha molta paura di non reggere il peso di chi si siede su di noi e a nostra volta di ‘sfondare’ le forze di colui sul quale dobbiamo sederci. Invece il risultato è che non si sente assolutamente il peso di chi portiamo davanti, e chi ci fà da sedile ci regge benissimo. Questa è la dimostrazione pratica e concreta della verità della parola di S.Paolo “Portate i pesi gli uni degli altri”: ognuno di noi, anche chi non ha forze, è capace di ‘portare’ e ‘sopportare’ il prossimo in Dio. Questo gioco/esercizio ‘visualizza’ il senso della comunità e stimola ad aggregarsi per provare come ‘funziona’. Ma richiede un atto di coraggio e fiducia nel prossimo per affidare il proprio corpo agli altri, da qui la seconda parte del titolo “Credere per provare”.
LA PESCA CON L’ESCA
Ogni gruppo avrà un bambino con il ruolo di PESCATORE DI ANIME (il nome viene appeso al collo o simpaticamente sulla testa), munito di una rete da pesca (in mancanza di una rete vera, se ne farà una con i buchi, intagliando della carta); un bambino con il ruolo di SPIRITO SANTO, e un ASSISTENTE dell’animatore. Si preparano in precedenza delle strisce di carta azzurre, argento, bianche o blù per realizzare le onde del fiume Giordano, il cui nome verrà segnalato con una apposita scritta su un cartello. L’animatore, con l’aiuto dell’assistente, regge nelle due mani, stando accovacciati per terra l’uno di fronte all’altro, le strisce di carta mantenendole ben tese. Esse devono stare alzate da terra circa cm.20, e distanziate sufficientemente in modo da far passare il piede del pescatore fra l’una e l’altra. Su di una sponda del fiume contrassegnata dalla scritta sul pavimento “MONDO”, stanno assieme i compagni di squadra, con il ruolo di CONVERTITI (il nome viene appeso sulla schiena). Essi sono bendati. Il pescatore si avvicina uno alla volta a ciascuno, e gli fà toccare con la mano un CROCIFISSO (=l’esca) che tiene al collo, poi getta sulla testa del convertito la sua rete da pesca, lo prende per mano e lo guida con la voce attraverso le strisce di carta/onde del fiume, senza toccarle, facendogli alzare i piedi e compiere i passi necessari per raggiungere la riva opposta. Qui sta piantato per terra un cartello con scritto “CHIESA” e l’animatore/Spirito Santo accoglie ciascun convertito al suo arrivo, togliendo la benda e la rete da pesca dalla testa del ‘salvato’. Quindi il pescatore riparte per traghettare un altro convertito. A mano a mano che i convertiti si ritrovano nella Chiesa, si fan festa l’un l’altro, per significare che é la Comunità che salva, non lo possiamo fare da soli!. Il pescatore che nel più breve tempo possibile termina di salvare tutti i convertiti, riceve da un animatore vestito da Dio Padre la CORONA dei santi (fatta di cartoncino color oro). I pescatori classificati dopo il primo ne ricevono una uguale, ma di colore diverso: argento, bronzo, cartone, carta e così via. Morale: E’ molto chiara.
IMPORTANTE: bisogna far notare, alla premiazione, che nonostante si ricevano corone diverse più o meno preziose, esse sono tutte uguali e simboleggiano la ricompensa ultima che il Signore concede a chi compie la Sua volontà: diventare Figli di Re e stare per sempre vicino a Lui. Presso Dio non c’è preferenza di persona.
ROMEO, IL PELLEGRINO DEL GIUBILEO
L’animatore di ogni gruppo (o il bambino più vecchio d’età) assume il ruolo di Romeo, il pellegrino del giubileo, diretto a Roma, che viaggia facendo l’autostop e munito di zainetto, bandana in testa, borraccia alla cintura e bastone. Arriva un compagno di squadra vestito da automobilista (basta un berretto da autista e un volante in mano), il quale lo carica in auto, ma poi, mentre Romeo schiaccia un pisolino, lo deruba del suo zaino e scappa buttandolo fuori dall’automobile. Prima di scappare, lo lega con una corda per non essere inseguito. Romeo non può liberarsi da solo in alcun modo, e tutti gli altri compagni di squadra devono aiutarlo. In che modo? Acchiappando per lui il ladro, o meglio tutti i ladri: metà squadra fà la parte dei LADRI, l’altra metà quella delle GUARDIE. Nello spazio di gioco si fronteggiano guardie e ladri, correndo più volte gli uni verso gli altri: le guardie che riusciranno a toccare i ladri, li condurranno in uno spazio delimitato con un cartello recante la scritta “PRIGIONE”. Quando tutti i ladri saranno in prigione, si scoprirà che la catena che lega Romeo ancora non vuole rompersi. Cosa dobbiamo fare, allora? Romeo si accosta a un ladro e lo abbraccia, perdonandolo. Ecco che si apre un anello della catena. Allora Romeo incita le guardie a fare altrettanto verso tutti i ladri prigionieri, e dopo che tutti si saranno abbracciati, la catena di Romeo finalmente si apre. Grande applauso finale! Romeo riparte per Roma col suo zaino. Varianti: Attorno a questo personaggio si possono inventare molte altre situazioni, che sfociano in un gioco oppure in mimi o drammatizzazioni.
Canti: (libretto dei canti): n.253 “Le mie mani son piene”/ n.225 “En la iglesia”/ n.14 “Dà la mano al tuo fratello”. (audiocassetta “Oggi io danzo”): “Jesus està pasando por aquì”. (audiocassetta “Andate in tutto il mondo”): “Il Mar Rosso”. (audiocassetta “Abbà tu sei il mio papà”): “Ti dico mamma”. “Sono io, sono io, sono io a far comunità”. ________________
Nota: Una volta insegnati i canti mimati, sarebbe utile fornire ai bambini il testo fotocopiato delle canzoni stesse, in modo che i genitori le impararino dai gesti dei figli e possano costituire così un primo veicolo di evangelizzazione presso le rispettive famiglie.